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ROCCELLA: In linee guida della Legge 40 varchi per l'eugenetica
30 aprile 2008 ore 16:04
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"Le nuove linee guida sulla legge 40 sono il regalo postumo di un governo gia’ sfiduciato dal Parlamento (il ministro della Salute Livia Turco le ha firmate l’11 aprile, a due giorni dalle elezioni), che avrebbe dovuto limitarsi alla gestione dell’attivita’ ordinaria, e invece ha preferito un ultimo gesto di arroganza. Il nuovo testo non introduce modifiche clamorose, ma cerca di aprire dei varchi interpretativi nella legge, per consentire la selezione genetica degli embrioni e l’estensione a coppie non infertili".

Lo ha affermato Eugenia Roccella, parlamentare del Popolo della Liberta’.
"L’allargamento ai portatori di malattie virali sessualmente trasmissibili (inserito a seguito di un parere del Consiglio superiore di sanita’) viene motivato con la sterilita’ di fatto, dovuta all’uso di precauzioni nel rapporto sessuale; si tratta pero’ di un criterio ambiguo e mal definito, che potrebbe ampliarsi fino a comprendere ogni situazione in cui ci sia impossibilita’ fisica di concepire, per esempio la lontananza dei coniugi. Il punto piu’ controverso delle nuove linee guida riguarda pero’ il divieto di diagnosi preimpianto. Il ministro della Salute dichiara di prendere atto della sentenza di Cagliari e soprattutto di quella del Tar del Lazio (che pero’ rimandava alla Corte Costituzionale). Si mantiene il divieto di diagnosi preimpianto con finalita’ eugenetiche ma si elimina l’indicazione, contenuta nelle vecchie linee guida, che limitava le indagini al livello osservazionale.

Le legge 40 sulla fecondazione assistita, prevede che ogni indagine sugli embrioni abbia lo scopo di tutelarne la salute e lo sviluppo, e non sia fatta a scopi eugenetici. L’indagine osservazionale (cioe’ di tipo morfologico) ha lo scopo di informare la coppia su anomalie gravi e irreversibili dell’embrione, che ne impedirebbero lo stesso sviluppo in utero; la diagnosi preimpianto, invece, e’ un test genetico che individua patologie che non impediscono necessariamente la crescita e l’impianto dell’embrione, ma hanno un tasso di probabilita’ piu’ o meno alto di manifestarsi nel feto o successivamente nell’adulto. Con queste informazioni, la coppia che ricorre alla procreazione assistita potrebbe rifiutare l’impianto dell’embrione che abbia qualche ’difetto’, come avviene in Inghilterra, dove ormai si scartano embrioni che possono sviluppare, da adulti, un livello di colesterolo troppo alto. L’eugenetica, pratica intrinsecamente razzista e antidemocratica, e’ la selezione dei ’migliori’, scartando chi non e’ ritenuto all’altezza degli standard previsti, perche’ disabile o malato: la diagnosi preimpianto ha indiscutibili finalita’ eugenetiche. Sarebbe la prima volta che un principio eugenetico, che stabilisce una radicale differenza di trattamento tra sani e malati, entra nella nostra legislazione".


30/4/2008